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La magica vita della tartaruga

La magica vita della tartaruga

In un tempo ormai lontano viveva una simpatica tartaruga che adorava viaggiare per scoprire le meraviglie della natura e fare amicizia con i suoi abitanti. Con il suo lento ma perpetuo peregrinare, esplorò molti luoghi: vide bellissimi prati fioriti, grandi orti colmi di ortaggi, rigogliosi giardini, fitti boschi e curiosi sottoboschi, piccoli laghi di montagna, tortuosi ruscelli e scintillanti cascate d’acqua, affascinanti spiagge in differenti litorali marini, acque profonde, frastagliate scogliere, impervie montagne, spaziose pianure e dolci colline.

Aveva contemplato le altissime vette delle montagne, la vastità del mare, le impetuose correnti dei fiumi e la stupefacente bellezza delle stelle e ammirato altissimi alberi secolari restando per ore sotto le loro fresche e ampie chiome e giocato con fiori variopinti ammirandone forma, colore e profumo: dalle margherite alle primule, dalle campanule ai papaveri, dai fiordalisi, ai ranuncoli e alle rose; spesso si fermava ad assaporare le erbe aromatiche che trovava lungo il suo girovagare nei prati: dalla balsamica salvia allo speziato rosmarino, fino al basilico, al timo, alla delicata fragranza dell’origano e alla menta con il suo profumo fresco e rigenerante.

Spensierata, aveva giocando nel mare in compagnia di pesciolini allegri e burloni ed esplorato i suoi fondali, vere e proprie foreste sottomarine ricche di bellissimi coralli e alghe verdi, brune e rosse, simili alle foglie della sua amata lattuga, di cui era ghiotta.

Quella divertente tartaruga aveva stretto amicizia con piccoli bruchi e lumachine di terra, coloratissime farfalle, simpatiche coccinelle, festosi uccellini, laboriose formiche, operose api, divertenti talpe che adoravano giocare a nascondino tra un foro e l’altro del terreno, ricci di terra e di mare, granchi, cavallucci, pesciolini di mare e di lago, scoiattoli, volpi, tassi, lepri, gufi e picchi.

Durante le calde notti estive, quella simpatica tartaruga, amava fermarsi accanto ad un ruscello per dissetarsi, rimanendo per ore in compagnia delle sue amiche lucciole e dei folletti della notte, spiriti della natura dal cuore tenero che vagavano nelle serate di luna piena per intonare, con i loro flauti, note colme di speranza, per poi accoccolarsi su un sasso e addormentarsi sotto un meraviglioso cielo stellato.

Con il sopraggiungere dell’alba, erano le fate dei prati le prime ad alzarsi in volo per donare il loro sorriso alla natura e saltellando di fiore in fiore era solite trascorrere del tempo in compagnia della tartaruga per ascoltare, in contemplativo silenzio, la magia della natura: il suono che vibra nell’acqua di un ruscello, la voce dei fiori appena sbocciati o di quelli che per timidezza stentano a farlo e la melodica sinfonia che emettono le foglie accarezzate dal vento.

Nelle grigie e piovose giornate autunnali e nelle fredde notti d’inverno, invece, cercando riparo nel foro di grandi alberi, la tartaruga era solita incontrare gli gnomi dei boschi e restare in loro compagnia per giorni interi, per raccontarsi le loro avventure e riscaldarsi nelle loro case accanto al fuoco del camino, sorseggiando una calda tisana e gustando le loro prelibatezze: pane alle noci, zuppa di legumi, funghi, castagne e deliziose crostate di frutta.

Avendo stabilito una perfetta connessione con il suo mondo interiore e vivendo in simbiosi con la natura, la tartaruga partecipava ad ogni suo respiro, percependone i mutamenti e cogliendo la grande opportunità di trasformazione e rinnovamento che ad ogni cambio di stagione ci viene offerta. Un viaggio, quello della tartaruga, non solo rivolto verso l’esterno per ammirare la stupefacente bellezza della natura, ma anche e soprattutto verso l’interno: un suo intimo spazio dove si sentiva al sicuro, al riparo e protetta.

Grazie al suo forte guscio, poteva esplorare il mondo con i tempi giusti per lei, alla scoperta della sua individualità e del suo vero essere, avendo la consapevolezza di sentirsi sempre a casa; un confine tra un dentro e un fuori che la tartaruga aveva saggiamente compreso nel suo significato più profondo: rivolgendo la giusta attenzione al suo mondo interiore aveva abbracciato la sua autenticità ed era riuscita ad amare e contemplare il suo spazio interiore, dedicando ad esso la giusta cura e importanza.

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